
di Claudio Bozza
Slogan, provocazioni e identità: così il Senatùr ha rivoluzionato la comunicazione politica mobilitando il «popolo del Nord»
«Roma ladrona, la Lega non perdona». È la frase fondativa, l’essenza di Umberto Bossi. Uno slogan che segna l’inizio di tutto e apre la strada a un’ascesa che, nel 1994, porterà al governo quel «matto visionario» che appena dieci anni prima aveva fondato la Lega Lombarda davanti a un notaio, investendo 102 mila delle vecchie lire. Mentre la Prima Repubblica si avvia al crollo sotto i colpi di Mani Pulite, Bossi intercetta prima di altri l’onda dell’antipolitica.
Addio al politichese: al suo posto un linguaggio diretto, dissacrante, a tratti volutamente sopra le righe. L’obiettivo è entrare nella testa delle persone, costruire identità e appartenenza. Gli slogan, ripetuti nei comizi e in televisione, diventano mantra. Un martellamento continuo, capace di incidere nell’immaginario collettivo con una forza che, per efficacia, anticipa persino i meccanismi dei social di oggi.
La lotta allo Stato centrale
«Prima il Nord». Alla fine degli anni Ottanta «Roma ladrona» non è soltanto una critica fiscale: è una narrazione potente. Da una parte il Nord che produce, dall’altra uno Stato centrale percepito come distante e predatorio. Con la




