
di Fabrizio Caccia, inviato a Venezia
«Di quel che non si può dire si deve tacere»
VENEZIA – Certe cose si possono dire anche senza aprir bocca. E Pietrangelo Buttafuoco, il presidente della Biennale di Venezia, lo fa. A chi si rivolge? All’uomo con cui oggi è più in tensione, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Così, poco prima di mezzogiorno, arriva ai Giardini con due libriccini sotto il braccio. In pochi ci fanno caso: uno però è un vecchio pamphlet di Vitaliano Brancati, lo scrittore di Pachino, siciliano come lui. E il titolo è uno schiaffo dritto in faccia: Ritorno alla censura. Sembra un messaggio chiaro per Giuli, che sulla riapertura del Padiglione russo della Biennale, previsto il prossimo 9 maggio, dopo 4 anni di fermo per l’invasione dell’Ucraina, si è già detto contrario.
È l’ultimo giorno di Ramadan e Buttafuoco, che si è convertito all’Islam, non si ferma al ricco buffet della Biennale, lui digiuna (è dimagrito molto dopo un mese di astinenza) e così, dopo aver parlato col fido Andrea Del Mercato, il direttore generale e suo braccio destro, intorno alle due prende il primo taxi acqueo fermo sul pontile per tornare




