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Come sarà l’euro «digitale»? Le mosse di Pechino sullo yuan elettronico e il dominio (non più assoluto) del dollaro

di Redazione Economia

Lo yuan digitale è diventato da gennaio 2026 un «deposito digitale» che può essere remunerato: le banche commerciali cinesi possono riconoscere interessi sui saldi nei wallet. E l’obiettivo è andare oltre i confini nazionali

Non è soltanto una nuova forma di pagamento. L’euro digitale è un’infrastruttura. Un’autostrada pubblica per il denaro nell’era delle piattaforme private. E come ogni infrastruttura, prima ancora di essere uno strumento finanziario, è una scelta industriale e geopolitica. Secondo l’intesa raggiunta dai ministri delle Finanze dell’Unione europea, il primo trimestre del 2029 è l’orizzonte fissato per una possibile prima emissione. 
Ma la tabella di marcia è condizionata a due passaggi chiave: l’approvazione del quadro legislativo – attesa quest’anno – e i test pilota previsti nel 2027. Senza queste tappe, il progetto resta sulla carta. La regia è della Banca centrale europea, che ha avviato la fase preparatoria nell’autunno 2023. L’obiettivo dichiarato è semplice: garantire ai cittadini un mezzo di pagamento digitale sicuro, gratuito e accettato in tutta l’area euro, come il contante. Ma sotto la superficie monetaria si muove una partita molto più ampia.

La risposta europea al dominio Usa sui pagamenti

L’euro digitale nasce come risposta pubblica a tre trasformazioni.

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