
di Andrea Nicastro
Nonostante la moria ai vertici, il regime degli ayatollah sta reggendo: la storia di Hamas, Hezbollah e Isis insegna che eliminare i leader non basta. L’ex agente dei servizi Zehavi: «L’obiettivo deve essere indebolire la loro capacità offensiva»
DAL NOSTRO INVIATO
SHARM-EL-SHEIKH (EGITTO) – Ogni giorno l’Iran subisce 500 e più raid aerei, ogni giorno muore una figura di vertice del regime e ogni giorno la sfida a Israele e America è uguale o più dura. «Non saremo noi a chiedere di negoziare» dice il ministro degli Esteri. «Israele e Stati Uniti si devono inginocchiare e pagare i danni» dice la nuova Guida suprema. Ad ascoltarli sembra che tagliare la testa del serpente non serva un granché. L’Iran assomiglia più a un’idra: per ogni testa che perde ne spuntano due.
Iran, le ultime notizie sulla guerra, in diretta
Secondo gli analisti, Teheran conta sul fatto che Stati Uniti e Israele si stanchino. Il blocco dello Stretto di Hormuz aumenta il prezzo del petrolio e rende la guerra più faticosa per gli Usa e i suoi alleati. Non protegge né i comuni




