
di Paolo Valentino
Davignon, 93 anni, considerato uno dei padri dell’Unione Europea è l’ultimo sopravvissuto di un gruppo di funzionari che, secondo la procura belga, è responsabile di un complotto mortale contro il primo capo di governo del Congo libero nel 1961
Il postino suona sempre due volte. Etienne Davignon, l’aristocratico belga che fu vicepresidente della Commissione europea e poi guidò il gruppo Société Generale, andrà a processo per complicità nell’omicidio di Patrice Lumumba, l’eroe dell’indipendenza del Congo, assassinato in Katanga il 17 gennaio 1961.
Davignon, 93 anni, è l’unico sopravvissuto di un gruppo di 10 persone, membri o funzionari del governo belga dell’epoca, che la Procura federale di Bruxelles ritiene responsabili del complotto mortale contro Lumumba, che nel 1960 era stato il primo capo di governo democraticamente eletto del Paese africano dopo la fine della feroce dominazione coloniale belga, durata 75 anni.
Il suo omicidio segnò un momento cruciale della Guerra Fredda, consolidò l’influenza occidentale sul Congo e, secondo la storiografia più accreditata, contribuì a impedire che la nazione nel cuore dell’Africa emergesse come una democrazia in piena regola. Lumumba sarebbe diventato il simbolo della lotta del continente contro il retaggio del colonialismo. La




