Martin Pircher si emoziona quando prova a dire che cosa sia, per lui, il formaggio. Cerca il punto giusto, evita le parole solenni ma poi arriva al nucleo della questione. Nella casa in cui è cresciuto il formaggio c’era sempre. C’era più spesso che altrove, racconta, e c’era soprattutto nei giorni che riportavano la famiglia al proprio centro. La madre, Clara, preparava sempre lo stesso menu nelle ricorrenze dedicate ai nonni. La pasta con il Graukäse, poi la salsiccia lessa con crauti e patate rosolate, infine gelato e lamponi caldi. A un certo punto, prima o poi, i fratelli della madre, ormai trasferiti in città, arrivavano con la stessa domanda. «Clara, hai un pezzo di Graukäse per me?». Pircher dice che lì ha capito tutto. Il formaggio, per lui, coincide con la casa, con la radice, con un senso pieno di appartenenza che passa dal gusto e arriva fino alla memoria.
Da un ricordo di famiglia a un evento simbolo che ha cambiato il profilo di Campo Tures
Da quella radice privata, quasi familiare in senso stretto, è nato con il tempo un progetto che ha cambiato il profilo di Campo Tures (Bz) e ha dato alla Valle Aurina una centralità




