di Redazione Economia
Contraffazione digitale, filiere opache e intelligenza artificiale mettono a rischio imprese e consumatori. L’associazione Indicam: servono regole Ue, controlli smart e più tutela per il Made in Italy
Difendere il Made in Italy oggi significa proteggere molto più di un marchio. Significa salvaguardare competenze, territori, filiere produttive, reputazione internazionale e valore economico. È da questa convinzione che parte l’allarme lanciato da Indicam, l’associazione che dal 1987 opera come punto di raccordo tra istituzioni, imprese, professionisti della proprietà intellettuale e cittadini, impegnata nella tutela degli asset immateriali e nel contrasto alla contraffazione.
La proprietà intellettuale
Secondo l’associazione, la difesa della proprietà intellettuale è ormai una leva strategica per la competitività delle imprese italiane, soprattutto in un contesto in cui la contraffazione si è fatta sempre più globale, digitale e sofisticata. Non si tratta più soltanto di merci false immesse nei canali tradizionali, ma di un ecosistema illegale che corre sulle piattaforme online, attraversa marketplace, social media, sistemi di pagamento, logistica e filiere internazionali sempre più frammentate.
La fiducia dei consumatori
Il fenomeno, sottolinea Indicam, colpisce direttamente le imprese — in particolare le piccole e medie — sottraendo fatturato, investimenti e capacità di innovazione. Ma



