di Edoardo De Biasi
Le banche europee non sono esposte oltremisura nell’area del Golfo e hanno presidi robusti. Con queste premesse, i rischi per gli istituti restano contenuti. E tuttavia la Vigilanza di Francoforte ha avviato un’indagine sugli standard creditizi
La guerra in Iran e Medio Oriente quali le conseguenze comporterà per le banche europee? Il bilancio risentirà dell’andamento del greggio, del calo del Pil o di un rialzo dei tassi per frenare l’inflazione? C’è il rischio che qualche istituto arrivi impreparato? Tante domande, tutte lecite. Pedro Machado, membro del Consiglio di vigilanza Bce, ritiene che l’impatto sarà limitato, ma c’è il pericolo di un indebolimento dell’economia che potrebbe ripercuotersi sul credito.
In un’intervista a Reuters, Machado ha spiegato che l’esposizione diretta verso Iran e Israele è ridotta rispetto alle capacità degli istituti di assorbire perdite, pari allo 0,7% del capitale di base per attività come i prestiti e allo 0,6% per passività come le obbligazioni bancarie. «Anche includendo — ha insistito — i Paesi limitrofi, le esposizioni sono piuttosto contenute, rappresentando poco meno dell’1% del totale degli attivi».
Secondo gli ultimi dati della Bce, le grandi banche hanno attività per un valore di 27,8 trilioni di



