di Alessandro Trocino
L’Ai minaccia milioni di posti, soprattutto nei lavori qualificati: senza tutele e redistribuzione, il rischio è una nuova rabbia sociale e possibili disordini
Dopo la prima guerra mondiale un milione di reduci tornarono a casa feriti, mutilati, invalidi. Ma soprattutto disperati, disillusi, senza l’onore e le ricompense che erano state promesse. Questi uomini furono la legna secca con la quale il fascismo trasformò l’Italia in un falò. Benito Mussolini – lo diciamo con le parole della serie M – il figlio del secolo – fiutò la rabbia e capì che il disprezzo poteva essere un’arma formidabile: «In questa ora putrida della pace, questi uomini della guerra senza più un posto nel mondo, congedati su due piedi, come si licenzia una serva…sento il loro odio, la loro rabbia. È con il materiale scadente, con l’umanità di risulta, con gli ultimi che si fa la storia, si attizza la loro rabbia, gli si mettono in mano le rivoltelle. E con loro farò la rivoluzione».
Può sembrare un paragone azzardato, e in parte lo è, ma proviamo a fare uno sforzo di immaginazione. L’intelligenza artificiale ci sta per travolgere, con conseguenze ben più drammatiche di quelle che ha causato




