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Grande Fratello Vip 2026, un monumento dell’inerzia televisiva: niente più sorpresa, solo una ritualità stanca

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di Aldo Grasso

Quando debuttò, il reality era un dispositivo sociale sperimentale, spiare dieci sconosciuti era un brivido sociologico. Ddopo 26 anni, ha ancora senso questo baraccone?

La prima puntata del Grande Fratello è sempre la più difficile da interpretare: gli ingressi non finiscono mai, le dinamiche di gruppo sono appena accennate e, scorrendo il cast, sorge un dubbio: cosa significa oggi l’acronimo VIP? 

La sensazione è quella di una promessa non mantenuta, dove la notorietà è spesso un concetto vago, quasi un’autodefinizione (self-label) per occupare uno spazio televisivo.

A condurre è tornata Ilary Blasi, dopo che Alfonso Signorini è stato messo in quarantena: immagino si volesse decisamente voltare pagina con una conduzione più «alla mano» (come in un mercato rionale), più urlacchiata, più superficiale.

La vera questione, però, è esistenziale: dopo 26 anni, ha ancora senso questo baraccone? Quando debuttò, il GF era un dispositivo sociale sperimentale. In un’epoca pre-social, spiare dieci sconosciuti era un brivido sociologico.

Oggi, quel brivido è stato ammazzato da Instagram e TikTok: la quotidianità esibita è il rumore di fondo delle nostre vite, non un evento speciale.

In questo scenario, la macchina narrativa del reality appare inevitabilmente logorata. I

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