
di Enrico Pruner e Lorenzo Padoan
La delibera per rimuovere l’onorificenza salta: 28 favorevoli, 10 non votanti, 2 astenuti. Ira del sindaco: «Era un dittatore». La Lega: «Delibera imposta». Fratelli d’Italia: «Tempo speso per cose che non interessano ai cittadini»
Dopo i posizionamenti emersi dall’ultima commissione dei capigruppo, le premesse per un accordo mancavano. «Quanto può essere complesso rimuovere la cittadinanza onoraria a Mussolini?», aveva domandato il sindaco Franco Ianeselli. Molto, evidentemente.
E un motivo, accusano dal centrodestra, è stato il metodo: «Non siamo stati coinvolti – è netto Devid Moranduzzo – È stata scelta la strada dell’imposizione». Il capogruppo della Lega si riferisce alla delibera che la maggioranza comunale ha proposto per chiedere la revoca della cittadinanza del Duce. E che per andare in porto avrebbe dovuto ottenere il voto favorevole dei quattro quinti dell’Aula, quello quindi di 32 consiglieri su 40. Martedì, nella seduta che aveva la revoca della cittadinanza al primo punto dell’ordine del giorno, all’appello della maggioranza sono mancate 4 adesioni: 28 voti favorevoli, 10 non votanti e 2 astensioni.
Dunque, in concreto, Mussolini resta cittadino onorario di Trento. Non sarebbero mancate le tensioni, ma il condizionale è d’obbligo perché discussione e votazione sono state




