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I Subsonica compiono 30 anni e lanciano un disco: «Terre rare»: «Non abbiamo paura ad utilizzare le parole genocidio e neonazismo nelle nostre canzoni»

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C’è un viaggio lungo 30 anni. Tanti ne sono passati da quando un ex laboratorio cinematografico in piazza Vittorio a Torino ha fatto da culla ai Subsonica, la band che ha rivoluzionato il rock in Italia portandolo verso il mondo dell’elettronica e della club culture. E c’è un viaggio di 3000 chilometri. Tanti separano Torino da Essaouira, Marocco, destinazione di un viaggio da cui è nato «Terre rare», undicesimo album dei Subsonica che uscirà venerdì.
Un disco che sfida le regole. Quelle delle piattaforme che vorrebbero canzoni da tre minuti mentre qui spesso si arriva ai cinque. Che non vorrebbero intro strumentali e altre deviazioni dalla struttura strofa-ritornello. Che preferiscono testi senza la distrazione dell’analisi sociale. «Se dovessimo orientare le nostre scelte alla nutrizione dell’algoritmo dovremmo amputare il nostro senso di fare musica. Dovere dell’artista è far sentire speciale il pubblico e guidarlo verso un altrove, ecco perché quel portale nella foto della copertina, non inseguirne i gusti», spiega Max Casacci.

I testi riflettono su quello che accade intorno ai cinque. Non a livello personale, ma universale. «Straniero», con Tära, artista italiana di origine palestinese, ha un video in cui la band diventa bersaglio di un videogame di guerra e un

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