di Valentina Romanello
Le selezioni, il viaggio, l’esperienza: partecipare a questi eventi di livello mondiale significa tuffarsi nel cuore della cinofilia. Come viverli senza l’ansia da prestazione e da vittoria. «Dietro le passerelle ci sono sempre dei cani di famiglia»
Al britannico Lee Cox e al suo Clumber Spaniel di 4 anni Bruin potete chiederlo senza imbarazzi se siano arrivati primi: sono loro, infatti, i dominatori assoluti dell’edizione 2026. Tendenzialmente, però, quando dici a qualcuno che con il tuo cane sei andato al «Crufts» e questo ti chiede se hai vinto, non sa di cosa sta parlando. Sarebbe un po’ come chiedere a chi rientra dalla maratona di New York se abbia tagliato per primo il traguardo. Per carità, più di qualcuno partecipa tanto alla mostra canina di Birmingham quanto alla celeberrima corsa statunitense con l’obiettivo e magari anche concrete speranze, se non di trionfare, di portare a casa un ottimo risultato, ma entrambe queste manifestazioni, ognuna a modo suo, sono talmente iconiche da meritare che in tantissimi vogliano intervenirvi anche «solo» per la soddisfazione di essere parte di un evento simile e custodirne nel cuore indelebili ricordi.
Perché partecipare al Crufts




