di Andrea Rinaldi
Il mercato dei crediti deteriorati è in calo in Italia, ma non in Francia e Germania. Per questo il gruppo guidato da Manuela Franchi punta a un portafoglio diversificato, soprattutto Utp Senza dimenticare m&a e nuove tecnologie
C’è una marea che lentamente si sta ritirando nel mondo del credito. È quella dei «non performing loans» e rischia di lasciare qualche barca in secca: i credit manager più lungimiranti hanno scelto di riposizionarsi. «Meno Npl, più servizi a valore aggiunto e grandi investimenti in tecnologia, in particolare in intelligenza artificiale». Ecco la bussola e le vele per la prossima navigazione di doValue sintetizzata dalla sua ceo Manuela Franchi. D’altronde i bilanci tirati a lucido degli istituti di credito parlano da soli: il mercato delle sofferenze bancarie è in drastico calo, ma con un andamento divergente in Europa. Se nel biennio 2022-giugno 2025 lo stock di crediti deteriorati nel Vecchio continente si è attestato a 273 miliardi, a spingere l’aumento sono state Germania (+14,4 miliardi) e Francia (+11,8 miliardi) mentre i flussi si sono asciugati in Spagna e soprattutto in Italia. Da noi le sofferenze mantenute nei bilanci degli istituti di credito, che nel biennio 2015-2016 pesavano per ben 200 miliardi, nel 2025 si sono ridotte, stando ai dati




