di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Scambi ridotti, costi elevati e capitali in fuga: sempre più gruppi scelgono New York. Analisti segnalano un ridimensionamento strutturale
Il segnale arriva, ancora una volta, da una scelta concreta: lasciare Londra. Il gruppo irlandese CRH, tra i maggiori al mondo nei materiali da costruzione, ha deciso di abbandonare definitivamente la Borsa di Londra per concentrare la quotazione su New York. Una decisione che si spiega con fattori ormai noti — scambi ridotti, minore liquidità, costi regolatori più elevati — ma che soprattutto conferma una tendenza: quando devono scegliere dove stare, le grandi aziende globali guardano sempre meno alla City.
Non è un caso isolato. Negli ultimi anni il mercato londinese ha visto un numero crescente di delisting e trasferimenti, al punto che — come osserva il Financial Times — il problema non è più episodico ma strutturale, legato a low levels of trading (bassi livelli di scambio) e a un crescente cost and regulatory burden (costi e oneri regolatori).
Un effetto a catena
Il punto, sottolineano gli analisti, è che ogni uscita pesa più della precedente: ogni grande addio riduce la massa critica e rende la piazza meno attrattiva per chi resta. È un




