di Leonard Berberi
Dietro le quinte delle operazioni aeree nel Golfo, mentre l’Iran continua a lanciare razzi e droni. Gli esperti: i vettori stanno tracciando la linea del rischio in modi molto diversi
Nei centri di controllo delle operazioni delle compagnie aeree occidentali da giorni aleggia una domanda: fino a che punto ci si può spingere con i voli mentre intorno all’aeroporto cadono droni e parti di missili? Con la guerra tra Usa/Israele e Iran, i vettori europei, asiatici e americani hanno interrotto i collegamenti con il Medio Oriente. Non solo perché le autorità di sicurezza sconsigliano di solcare quei cieli, ma anche perché nessuno vuole andarci in questo periodo — a Dubai, Abu Dhabi, Doha — e le società di assicurazione hanno sensibilmente alzato i premi delle polizze per i vettori intenzionati a volarci.
Le conseguenze del conflitto
Almeno sei missili (o parti di essi) e droni sono caduti nelle vicinanze dei principali aeroporti degli Emirati Arabi Uniti e del Qatar, stando ai calcoli. E se a Doha le operazioni restano ancora ridotte (Qatar Airways sta effettuando pochi voli), a Dubai i movimenti aerei sono centinaia ogni giorno (Emirates ne sta gestendo oltre 300). Anche quando il




