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Pensioni, dal 2027 aumentano le età per lasciare il lavoro: i nuovi requisiti Inps e le categorie escluse

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Dal 2027 i requisiti pensionistici crescono gradualmente con l’adeguamento alla speranza di vita. Escluse alcune categorie, tra cui lavori gravosi, usuranti e precoci

L’età per andare in pensione torna a salire, ma senza scatti bruschi. Dal 2027 l’aumento sarà graduale: un mese il primo anno, due nel successivo. Un meccanismo già previsto dall’adeguamento alla speranza di vita, ma rimodulato dalla legge di Bilancio.

La cornice è definita dalla circolare n. 28 del 2026 dell’Inps, che recepisce il decreto ministeriale di fine 2025 e chiarisce modalità e tempi di applicazione degli incrementi. Il risultato è un allungamento contenuto, ma destinato a incidere su una platea ampia di lavoratori.

Vecchiaia: si sale a 67 anni e 3 mesi

Per la pensione di vecchiaia restano fermi i 20 anni di contributi, mentre cambia il requisito anagrafico. Dal 1° gennaio 2027 serviranno 67 anni e un mese; dal 2028 si passerà a 67 anni e tre mesi. La soglia vale sia per chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996 sia per chi è interamente nel sistema contributivo, con la differenza — per questi ultimi — dell’obbligo di maturare un assegno almeno pari all’assegno sociale.

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