di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Philip Lane avverte: l’escalation nel Golfo può far salire energia e prezzi, comprimere consumi e investimenti e rendere più complesse le scelte sui tassi
Una guerra prolungata con l’Iran rischia di riaccendere l’inflazione nell’area euro e di frenare la crescita. È il monito lanciato dal capo economista della Banca centrale europea, Philip Lane, secondo cui un conflitto esteso nel Golfo potrebbe tradursi in nuovi choc energetici e in una pressione rialzista sui prezzi al consumo.
L’avvertimento arriva in una fase delicata per l’Eurozona, con l’inflazione in graduale rientro verso l’obiettivo del 2% e un ciclo economico ancora fragile. L’eventuale consolidarsi della crisi mediorientale rischia di alterare questo equilibrio, riaprendo un fronte che l’Europa conosce bene: quello dell’energia.
Il nodo Hormuz e il rischio sulle forniture
Al centro delle tensioni c’è lo Stretto di Hormuz, snodo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno minacciato di colpire le navi che tentino di attraversarlo, un annuncio che ha immediatamente avuto ripercussioni operative sui traffici marittimi.
Diverse grandi compagnie di navigazione — tra cui Maersk e Hapag-Lloyd — hanno sospeso o ridotto il transito nell’area per ragioni di




