di Redazione Economia
Mercati in allerta. L’escalation del conflitto è legata a doppio filo al rischio di blocco per le catene di approvvigionamento energetico e, di conseguenza, la tenuta dell’economia globale
Colore osso per le borse europee, in scia a quanto fatto dall’Asia con il Nikkei che ha chiuso in ribasso di oltre il 3%. A pesare l’ampliarsi del conflitto tra Stati Uniti e Israele con l’Iran che spingono ancora una volta al rialzo le quotazioni del petrolio. Gli investitori si interrogano sulla durata delle ostilità anche se il presidente americano, Donald Trump, ha fatto sapere che gli attacchi dovrebbero durare 4-5 settimane ma potrebbero essere anche più lunghi. L’escalation del conflitto è legata a doppio filo al rischio di blocco per le catene di approvvigionamento energetico e, di conseguenza, la tenuta dell’economia globale, considerando gli enormi flussi di greggio e Gnl che passano via nave tramite lo stretto di Hormuz. Tanto che alcuni osservatori già ipotizzano il barile a quota 100 dollari nel giro di poco tempo se il conflitto dovesse prolungarsi, nonostante l’aumento della produzione dell’Opec+. Così, in attesa del dato sull’inflazione europea uscita in tarda mattinata, Milano cede il 2,35%. Segno meno anche per




