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No, non è «la guerra di Trump»: la storia dell’odio Usa-Iran, iniziato 45 anni fa (e con una lunga scia di vittime)

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Questa non è la guerra di Donald Trump. Il conflitto fra l’Iran e l’America ha opposto l’ayatollah Khomeini e Jimmy Carter, lo stesso Khomeini e Ronald Reagan, poi il suo pupillo Khamenei a tutti gli altri presidenti americani. E il termine “guerra” non è metaforico. Non si tratta solo di rivalità geopolitica, strategica, ideologica. Da quarantacinque anni questo conflitto ha seminato una lunga scia di morti: vittime di attacchi diretti o più spesso di terrorismo, “proxy-war”, offensive scatenate per procura da milizie che agiscono come sicari dell’Iran. Ricordare le “battaglie” di questa guerra interminabile, il bilancio dei morti, serve a inquadrare gli eventi attuali nel contesto storico giusto.

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Non c’è stato un fronte ufficiale, né una campagna militare continua come in Vietnam o in Iraq. Eppure, centinaia di americani – militari, diplomatici, civili – sono morti attraverso attentati, sequestri, esecuzioni.

È una storia frammentata geograficamente, ma coerente strategicamente.
Tutto comincia nel novembre 1979, con l’assalto all’ambasciata americana a Teheran. Sessantasei diplomatici e funzionari vengono presi in ostaggio e trattenuti per 444 giorni. Non ci sono esecuzioni, ma quell’episodio segna l’inizio di

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