di Guido Olimpio
Si assottigliano le scorte delle opposte contraeree. Gli osservatori si interrogano su quanti Patriot, Arrow 3 e Thaad ci siano nei depositi. È un’informazione top secret. Nel teatro mediorientale ne hanno bisogno tutti
Lancia contro scudo. Una parte del conflitto si combatte con la versione aggiornata di queste armi. Gli Usa e Israele lanciano sistemi modernissimi dalla lunga distanza contro centinaia di target, l’Iran replica con altrettanti vettori terra-terra e droni-kamikaze.
Ognuno ne brucia in quantità assottigliando le scorte e suscitando interrogativi su quanto sarà possibile sostenere lo sforzo. L’asse «occidentale» ha continuato a martellare Teheran, lanciatori, caserme e centri di comando. Muovendosi su un binario evidente: distruzione di una parte dell’arsenale, uccisione di dirigenti.
Nelle ultime ore gli israeliani hanno rivendicato l’eliminazione dei capi dell’intelligence. Forse colpiti anche i laboratori nucleari. L’obiettivo è degradare le difese, mettere fuori uso le fabbriche belliche, neutralizzare gli equipaggiamenti. Una missione che va condotta su un territorio immenso, con obiettivi «dispersi» e numerosi, molti ben protetti, altri camuffati. I droni Shahed, tanto per dare un’idea, possono essere ospitati all’interno di camion coperti da semplici teloni, mezzi identici a quelli civili.
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