
di Thomas Bendinelli
Il presidente di Confindustria Brescia ricorda che l’export verso i paesi del Golfo Persico vale 555 milioni di euro e che il conflitto rende difficile la programmazione a lungo e anche breve periodo
Tra gli effetti scontati della nuova guerra del Golfo divampata nel fine settimana ci sono il balzo verso l’alto del prezzo del gas e del petrolio, oltre a una possibile stretta nei canali di approvvigionamento. I passaggi delle navi che attraversano lo stretto di Hormuz — da cui passa il 20% del petrolio mondiale e gran parte del gas del Qatar — sono diminuiti del 70% rispetto ai consueti flussi.
Inutile dire che, in un quadro così incerto, crescono le preoccupazioni per le imprese bresciane, che già da tempo lamentano peraltro uno svantaggio competitivo legato agli costi energetici esistenti in Italia. «Siamo purtroppo di fronte all’ennesimo conflitto che colpisce il mondo, di cui oggi appare molto difficile dare una visione precisa — afferma in una nota il presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava —. Oltre al dramma umano portato da ogni guerra, registriamo un nuovo elemento di instabilità geopolitica ed economica, che si somma a una serie di eventi con cui,




