Nel 2025 l’economia italiana ha rallentato il passo ma ha comunque mantenuto il segno più. Il Pil è cresciuto in volume dello 0,5% rispetto al 2024, secondo i dati diffusi dall’Istat, un numero che racconta una fase di espansione moderata, lontana dalle fiammate del rimbalzo post-pandemico ma anche dai timori di stagnazione che avevano accompagnato l’inizio dell’anno. Dentro quel mezzo punto percentuale, però, si muovono dinamiche che meritano di essere lette con attenzione.

Istat: Pil al +0,5% nel 2025, deficit al 3,1%
Il contributo più consistente è arrivato dalla domanda nazionale al netto delle scorte, che ha inciso per 1,5 punti percentuali sulla crescita complessiva. In altre parole, famiglie e imprese hanno continuato a sostenere l’attività economica, sebbene con intensità diverse. Gli investimenti fissi lordi sono saliti del 3,5% in volume, un segnale che il sistema produttivo, pur in un contesto internazionale incerto, ha scelto di non fermare i piani di spesa. I consumi finali nazionali sono cresciuti dello 0,9%, un ritmo più contenuto ma coerente con un clima di cautela che ancora caratterizza molte famiglie.
Diverso il quadro sul fronte estero. Le importazioni di beni e servizi sono aumentate del 3,6%, mentre




