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Posidonia, la «fabbrica della salute» sottomarina minacciata dalle ancore. «Persa la metà delle praterie»

di Alessandro Sala

Nei prossimi giorni il Senato inizierà a discutere un ddl sulla tutela dei mari. Il Wwf chieda che vi si preveda anche il divieto di attracco sulle coste che proteggono habitat di valore naturalistico

Non è semplicemente erba sottomarina. E neppure un’ammasso di alghe, anzi non è affatto un’alga. La Posidonia oceanica è un hotspot di biodiversità, un ambiente dentro all’ambiente. Un ecosistema che si alimenta ed alimenta e che dà riparo e protezione a un numero enorme di specie e organismi marini. Per dirla con il Wwf, è una «fabbrica di salute», per il mare e per chi lo abita e lo vive. Purtroppo lei per prima ultimamente non è così tanto in salute. Minacciata, tanto per cambiare, dalle attività umane invasive. 

Il problema principale sono gli ancoraggi delle imbarcazioni, che dragano i fondali. Forse non è sempre chiaro il meccanismo, ma le ancore mobili dei natanti non restano ferme tutto il tempo in un unico punto. Le oscillazioni di superficie della barca, dovute al moto ondoso o al vento, si trasmettono lungo la catena e creano un effetto di trascinamento degli arpioni che finisce col dragare, letteralmente, alcuni metri di fondale. Soprattutto

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