IL CONTO DEL CONFLITTO
La guerra si paga, letteralmente, alla pompa e stavolta il conto è più salato del previsto. Questa mattina gli automobilisti italiani si sono svegliati con prezzi dei carburanti ai livelli più alti da oltre un anno: il diesel self service ha toccato quota 1,728 euro al litro, la benzina si attesta a 1,673 euro al litro.
Colpa dell’escalation in Medio Oriente, con l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran che ha innescato una reazione a catena sui mercati energetici mondiali. Le rilevazioni parlano chiaro: il gasolio è tornato ai massimi dal 28 febbraio 2025, ma attenzione, perché come avvertono gli esperti del settore “è solo l’inizio”.
I prezzi attuali, infatti, non riflettono ancora pienamente l’impennata delle quotazioni petrolifere registrata in mattinata, quando Brent ha toccato picchi del 14% arrivando a 82,37 dollari al barile, il livello più alto da gennaio 2025, prima di stabilizzarsi intorno ai 79 dollari con un rialzo comunque del 9%. Alcuni analisti indicano la soglia dei 100 dollari come possibile scenario di breve termine in caso di persistenza della crisi.
ZONA NEVRALGICA
Il centro nevralgico del problema è lo stretto di Hormuz, un lembo di mare tra l’Iran e la penisola arabica




