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Invasione islamica: è Carpi, ma sembra Islamabad

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«Khamenei è un bravo uomo. È il nostro leader». A dirlo è un gruppo di giovani pachistani incontrati a Carpi, in provincia di Modena. Qui, in poche centinaia di metri, si concentrano sette moschee, quasi tutte legate alla loro comunità. Afzaal e i suoi amici passeggiano con abiti tradizionali lungo la piazza. Per molti abitanti è un’immagine ormai familiare. Può piacere o meno. «I vostri abiti sono scomodi», dicono sorridendo. Per parlare usiamo un traduttore sul telefono: l’italiano non lo conoscono. «Lo studiate?». Ridono. «Sì, sì, lo studiamo», rispondono in urdu prima che la voce artificiale traduca. Comunichiamo così, sotto i portici del centro storico, mentre una pioggia leggera inizia a cadere oltre l’arcata. Sono arrivati qui dal Pakistan circa quattro anni fa, ma non sono sunniti, come la maggioranza dei musulmani nel mondo. Appartengono alla componente sciita, una tradizione distinta con proprie autorità religiose. Non è un caso che si trovino a Carpi: la cittadina è diventata negli anni uno dei principali centri italiani di questa corrente islamica. Per molti di loro l’Iran rappresenta un punto di riferimento dato che è il principale Paese a maggioranza sciita.

È così che, anche in una piazza emiliana, il nome di Teheran

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