di Valentina Iorio
Lo spettro della chiusura di Hormuz spinge le quotazioni del greggio verso i 100 dollari. L’Europa teme rincari su carburanti, luce e costi industriali. L’analisi di Tagliapietra (Bruegel): «La vulnerabilità più marcata riguarda il gnl, cresce la pressione sulle industrie»
Arriva lo choc petrolifero e del gas sui mercati dell’energia. La tempesta innescata dagli attacchi di Usa e Israele all’Iran (e le risposta a suon di missili del regime di Teheran) ha provocato un balzo sui mercati internazionali dell’energia e delle materie prime: il petrolio ha fatto registrare un’impennata del 9%,
Per quanto riguarda il petrolio, le quotazioni di Wti, il petrolio standard per il mercato americano, e del Brent del Mare del Nord hanno fatto registrare aumenti in apertura dei mercati tra l’8 e il 9%, con il barile di petrolio che lambisce gli 80 dollari. Ma il balzo più netto è quello del gas: ad Amsterdam le quotazioni dell’indice Ttf in avvio salgono del 25% a 39,85 euro al megawattora, ai massimi da febbraio 2025.
E’ il primo esito – scontato – della guerra in Medio Oriente, che ha fermato le petroliere con i carichi dei Paesi del Golfo in un punto chiave –




