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Sanremo, meno ascolti e meno qualità: ma è stato il Festival o il Castello delle Cerimonie?

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Un’edizione segnata dal calo degli ascolti e da una produzione generale con non poche sbavature, a partire dalla conduzione fino alla regia

Questo moscissimo Festival della canzone ha avuto due protagonisti, o forse tre.
Il primo, naturalmente, è Carlo Conti. Davanti a Mara Venier, il conduttore ha difeso la sua direzione artistica respingendo i sospetti sulle presunte pressioni esterne per l’invito di Andrea Pucci: «Preferisco si dica che non so fare il mio mestiere piuttosto che si pensi che qualcuno mi obblighi a fare qualcosa». Ebbene, ci sia perdonato l’ardire: se proprio dobbiamo scegliere tra le due opzioni, forse la prima non è così lontana dal vero.
Il secondo protagonista è il regista Maurizio Pagnussat. Sarà colpa dell’intelligenza artificiale – che ormai permette di programmare ogni inquadratura già alle prove – eppure la sua regia è apparsa confusa, tra refusi e tagli discutibili. Nella serata dei duetti, il bacio tra Levante e Gaia è svanito: le telecamere si sono guardate bene dall’inquadrarlo. La difesa del regista? «Censura? No, soltanto una mia distrazione». Come direbbe De André, «signor regista, lei è un uomo decisamente distratto».
Più realisti del re, dunque. O della regina. C’è persino chi, come Giuliano Ferrara, ha visto un piano

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