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L’allarme di Pignataro, le mosse di Google e Microsoft: sull’Ai l’alfabetizzazione è troppo indietro

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Servono investimenti per l’uso consapevole dell’intelligenza artificiale, o si rischia di insegnarle a renderci superflui

Si sono mossi i grandi della tecnologia. Ma già lo scorso aprile, tra i tanti ordini esecutivi, la Casa Bianca ne aveva varato uno per promuovere l’istruzione sull’intelligenza artificiale (Ai). Un ordine indirizzato a tutte le scuole. Donald Trump ci ha messo del suo per invitare a usare e a integrare l’Ai in tutte le materie. E a farlo partire fin dalle scuole materne. Analoghe iniziative sono state prese in molti dei Paesi del Nord Europa. Pur tra dubbi e domande, che i vari gruppi di controllo sulla tecnologia, soprattutto negli States, hanno posto, le iniziative non hanno visto molti ostacoli sulla loro necessità. Semmai sul come sono state attuate. Per troppo tempo però, perlomeno nel nostro Paese, il porsi domande ha avuto come effetto quello di rimanere indietro sulle scelte concrete. 

Trasformazioni e complessità

È chiaro che avere a che fare con una tecnologia trasformativa — per intenderci l’intelligenza artificiale è come l’elettricità, non è semplicemente qualcosa che aiuta a tagliare tempi e costi — è molto più complesso. L’allarme è stato lanciato da Andrea Pignataro, il creatore di Ion, che avverte efficacemente: stiamo insegnando

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