L’escalation militare nel Golfo Persico riporta l’energia al centro della competizione strategica internazionale, mostrando come un singolo chokepoint marittimo possa ridefinire equilibri economici, industriali e politici su scala globale
Riccardo Rossi
1 marzo 2026 (modifica alle 20:06) – MILANO
Il 28 febbraio 2026, Israele, con il sostegno degli Stati Uniti, ha lanciato un attacco preventivo contro siti strategici e militari iraniani, provocando la morte del leader Ali Khamenei e l’immediata reazione di Teheran, che ha colpito basi militari statunitensi e chiuso la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. Al contempo, gli Stati Uniti hanno messo in campo un processo di militarizzazione, dispiegando i gruppi portaerei USS Gerald R. Ford, USS Abraham Lincoln e velivoli di quinta generazione F-22 e F-35. L’articolo colloca la crisi nel contesto delle tensioni regionali di breve-medio periodo, analizzandone le implicazioni economiche, energetiche e strategiche. Vengono inoltre esaminati i possibili sviluppi nel breve termine, evidenziando le principali dinamiche di rischio.
1 Punti chiave—
Il conflitto tra l’Iran e la partnership israelo-statunitense comporta differenti rischi economico-strategici per i mercati globali e gli interessi energetici europei e delle economie avanzate




