
Dalla rivoluzione islamica al potere assoluto, il ritratto dell’uomo che ha plasmato il regime iraniano e gli equilibri del Medio Oriente.
La morte di Ali Hosseini Khamenei, ucciso oggi in un raid congiunto attribuito a Israele e Stati Uniti, chiude uno dei capitoli più lunghi e controversi della storia contemporanea del Medio Oriente. Guida Suprema della Repubblica islamica dal 1989, Khamenei è stato per oltre tre decenni il centro assoluto del potere politico, militare e religioso iraniano: l’uomo che ha plasmato l’Iran post-rivoluzionario, consolidato il sistema teocratico e ridefinito gli equilibri geopolitici della regione.
La sua figura ha incarnato l’identità stessa della Repubblica islamica, tra repressione interna, confronto permanente con l’Occidente e ambizione di potenza regionale.
Dalla rivoluzione islamica al potere assoluto
Nato nel 1939 a Mashhad, seconda città dell’Iran e importante centro religioso sciita, Khamenei crebbe in una famiglia clericale di modeste condizioni. Studiò teologia nelle principali scuole religiose sciite, entrando in contatto con il pensiero rivoluzionario dell’ayatollah Ruhollah Khomeini.
Negli anni Sessanta e Settanta fu tra i religiosi oppositori dello Scià Mohammad Reza Pahlavi. Arrestato più volte dalla polizia segreta del regime monarchico, divenne una figura attiva nel movimento che avrebbe portato alla rivoluzione islamica del 1979.



