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Un anno senza Fulco Pratesi: curare l’ambiente per curare l’umanità

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«La natura ci parla: chi sa ascoltarla, troverà la ricchezza più grande», scriveva Hermann Hesse. Quella ricchezza Fulco Pratesi l’aveva trovata incrociando nel 1963 lo sguardo di un’orsa con i suoi tre cuccioli nelle foreste dell’Anatolia, in Turchia, dove si era recato a caccia. Un’impetuosa sacralità che fece prendere alla sua vita una direzione opposta e portandolo a iniziare quella che per lui sarebbe stata l’avventura della sua vita, culturale ed ecologica: la fondazione del Wwf in Italia. Una vita, la sua, dedicata alla salvaguardia dell’ambiente, raccontando – con le parole e le azioni – la necessità di tornare a essere compagni degli animali, nel mondo che ci è stato donato. Un mondo nel quale nessuna creatura, nemmeno la nostra, si salva da sola. Un mondo nel quale è necessario siglare un nuovo patto di solidarietà e responsabilità, coniugate in una prassi costante di cura, responsabilità e risanamento delle ferite che abbiamo procurato al Pianeta. 

Oggi che è trascorso un anno dalla sua scomparsa – a 90 anni, il primo marzo del 2025 – la sua lezione risuona ancora più forte, come la sfida per cambiare radicalmente il nostro modo di vivere e consegnare. Proteggere la natura non basta più: per contrastare la

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