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Si fa male in smart working, il tribunale riconosce l’infortunio sul lavoro: scatta il risarcimento

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Frattura alla caviglia, 137 giorni di stop e invalidità al 9%: il giudice impone anche il rimborso delle spese mediche per la «non celerità» dell’Istituto

Non è una delle tante storie di incidenti domestici, né un avvenimento confinato in quell’8 aprile 2022, quando una sessantenne dipendente dell’Università di Padova si è fatta seriamente male in casa durante una videoriunione di lavoro. La pronuncia del Tribunale di Padova di cui si è iniziato a parlare negli scorsi giorni segna un punto di svolta nella giurisprudenza italiana sul lavoro agile e sulla portata delle tutele assicurative contro gli infortuni.

Quel giorno di inizio primavera, pochi minuti prima della fine del turno, la donna si era alzata dalla scrivania per prendere dei documenti mentre era collegata a una call. Un passo, un inciampo, una caduta, una doppia frattura alla caviglia, un intervento chirurgico e 137 giorni di inabilità certificati dal referto ospedaliero.

Dal rifiuto alla sentenza

L’iter burocratico si era trasformato in una battaglia legale. Inizialmente l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro aveva riconosciuto l’evento come indennizzabile ma non come infortunio sul lavoro, etichettandolo di fatto come incidente domestico. La lavoratrice

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