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L’incubo di rifare il 2003 (Iraq). Ma i rischi ora sono altri

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Il successo iniziale dell’attacco congiunto Usa-Israele all’Iran, con l’eliminazione di Khamenei e molti altri leader, si accompagna subito a nuove paure. Una delle più diffuse è di «rifare il 2003», cioè l’invasione dell’Iraq voluta da George W. Bush per rovesciare Saddam Hussein. Un precedente tragico perché tutti lo ricordano come un esempio di «rovesciamento di regime» finito male: una guerra lunga e logorante, una scia di violenza e instabilità, il fallimento del progetto di “nation building” o di esportazione della democrazia. Ma è un timore sbagliato. Quel rischio lì, oggi è minimo. Ce ne sono altri da non sottovalutare.

Tre categorie di scettici sono ben riconoscibili. Da una parte ci sono molti europei, i quali si sono abituati a scambiare la propria impotenza per una forma di saggezza. A rischio di sprofondare ancora di più nell’irrilevanza, continuano a deprecare scenari del tipo «terza guerra mondiale». Alcuni di loro, segretamente sperano che Trump stia proprio per «rifare il 2003», perché ricordano che all’epoca la Germania di Schroeder e la Francia di Chirac si dissociarono, scatenando una crisi della Nato che all’epoca venne definita «terminale».

In America stessa, l’opposizione democratica spera sempre che Trump si schianti al prossimo incrocio. Poiché

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