
di Guido Olimpio
Dopo la morte di Khamenei, secondo la Cia la scelta potrebbe cadere anche su una figura ancora più radicale. La scelta dovrebbe riguardare un religioso sciita, ma si è parlato anche di una dirigenza collettiva
Un regime da sempre nel mirino, abituato ad affrontare crisi difficili, con pochi alleati. E dunque pensato per resistere ad ogni costo usando religione, nazionalismo, metodi brutali, alchimie non sempre visibili. Le tattiche di «sopravvivenza» sono aumentate con il crescere della pressione avversaria, in particolare dopo la guerra dei 12 giorni che a giugno scorso ha eliminato figure di rilievo per mano degli israeliani.
La prima misura è stata la preparazione di una catena di comando, con almeno quattro sostituti per ogni carica militare. Insieme a questa si è pensato alle scorte a livello nazionale e e regionale. Terzo passo la concessione di maggiore flessibilità ai comandi locali, specie quelli dei reparti missilistici: in caso di black out nelle comunicazioni devono sapere cosa fare. E le risposte di queste ore contro target multipli da Israele al Golfo Persico dimostrano che la «macchina» operativa ha funzionato nonostante i bombardamenti costanti.
Più complessa l’eventuale successione




