di Leonard Berberi
Sabato 28 febbraio sono stati cancellati 1.800 voli da e per i Paesi del Medio Oriente. Migliaia di passeggeri a terra, gli hub mondiali di Dubai e Doha restano deserti. Ecco le comunicazioni riservate
Voli cancellati, autostrade dei cieli chiuse, aerei deviati, passeggeri in viaggio per ore salvo poi tornare all’aeroporto di partenza, coincidenze perse, piloti in alta quota senza indicazioni chiare, centri di controllo delle compagnie nel caos con decine di velivoli in volo impossibilitati a rientrare alle basi. L’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran — e la reazione di Teheran — ha creato disagi non solo in Medio Oriente, ma anche altrove. «Scusate, qualcuno ci vuole dire cosa dobbiamo fare?», ha chiesto un pilota al suo vettore mediorientale nei momenti più concitati.
È stato un incubo logistico, con velivoli, equipaggi, clienti bloccati in giro per il mondo. A un certo punto, nel pomeriggio di sabato 28 febbraio, i tre principali vettori dell’area — Emirates, Qatar Airways, Etihad — si sono ritrovati a gestire, contemporaneamente, 94 aerei (tutti di grandi dimensioni) in volo con 25 mila persone a bordo. Con gli spazi aerei chiusi, gli aeroporti fermi e il carburante calcolato non




