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Il ritorno dello «sceriffo», l’imbarazzo del figlio: l’eterna saga dei De Luca a Salerno

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di Fabrizio Roncone, inviato a Salerno

Il padre vuole «riprendersi la città»: questo sta con me, quello pure…

Lo Sceriffo è tornato per riprendersi la città. Quelli come lui non chiedono il permesso. «Elly? Chi è questa Elly?». Però immaginate il sottofondo di una musica allegra. Perché lo Sceriffo è gioviale, sfrontato, sprezzante, mentre viene avanti su corso Vittorio Emanuele seguito dal suo codazzo. Ha in mano un foglietto scritto a penna: «Questo è con me. Ma pure questo sta con me. E poi ci sono i socialisti. E i verdi. E parecchi dem, si capisce». Gabbiani in picchiata sulla campagna elettorale appena iniziata, l’odore del mare nel vento, la gente seduta ai tavolini dei bar che lo omaggia sollevando i calici di spritz. Qualcuno si alza e s’avvicina. «Don Vincenzo bell!». «Overamente?». «Ma non mi dite…». Gli danno del voi. Poi, come sopraffatti, chinano la testa. Lo Sceriffo allora gli sorride con quel sorriso che neppure Crozza riesce più a imitare. E, con una sublime botta di boria, conferma: «Dovreste andare a piedi al santuario di Pompei per ringraziare la Madonna che mi ricandido a sindaco…».

Intendiamoci: in questo personaggio non c’è mai stato uno straccio

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