
di Chiara Maffioletti
Il cantante, nato nel 1969, ha alle spalle una lunga gavetta in cui ha strutturato uno stile che fonde la tradizione napoletana con il pop
Che questo sarebbe stato il suo Sanremo, al di là del trionfo, è stato chiaro fin dalla prima esibizione. Sal Da Vinci, classe 1969, è tornato all’Ariston dopo 17 anni con «Per sempre sì», piaccia o meno, è un fenomeno e la sua rincorsa per diventarlo è partita da lontano. Salvatore Michael Sorrentino ha iniziato la sua carriera quando era solo un bambino, a 7 anni, incidendo un brano con il padre Mario Da Vinci, a sua volta attore e cantate.
Per affermarsi, ha dovuto macinare molta strada, lavorando su uno stile preciso, che prevede una solida anima partenopea (anche se lui è nato a New York, mentre la madre seguiva il marito in tour, ndr.) fusa in ritmi più pop, alternando ballad melodiche a brani con contaminazioni latin-pop e produzioni teatrali in cui musica e narrazione convivono.
E proprio il teatro è stata la grossa gavetta di Sal Da Vinci: protagonista di musical di grande successo come «Stelle A Metà», per cui aveva scritto anche la




