Donald Trump ha deciso di attaccare l’Iran al termine di una giornata, venerdì 27 febbraio, segnata da incontri e consultazioni. Il presidente ha ricevuto alla Casa Bianca i due negoziatori, Steve Witkoff e Jared Kushner. Il suo compagno di golf e il genero-consigliere informale gli hanno spiegato che la controparte di Teheran aveva respinto le condizioni poste dagli Stati Uniti. Vale a dire: la consegna agli americani di oltre 400 chili di uranio arricchito e lo smantellamento dei tre principali laboratori nucleari: Isfahan, Fordow e Natanz.
Ma il passaggio decisivo si è consumato in un altro ambiente della Casa Bianca: l’ufficio di J.D. Vance. Il vice presidente ha accolto il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Al Busaidi, il vero mediatore in questo difficile negoziato; l’unico interlocutore considerato affidabile dagli ayatollah. Busaidi è arrivato direttamente da Ginevra, dove giovedì 26, si sono tenuti gli ultimi colloqui tra americani e iraniani.
Il ministro ha cercato di convincere Vance che ci fosse ancora spazio per la trattativa. Le due parti, per esempio, avevano accettato di iniziare dal dossier atomico, accantonando per il momento, i piani iraniani sui missili balistici. Inoltre, Busaidi aveva sottolineato la presenza al tavolo di Rafael Grossi, il




