
di Viviana Mazza e Greta Privitera
Ritratto dell’uomo più potente di Iran, tornato nel mirino degli Stati Uniti e di Israele con l’operazione «Ruggito del Leone»
Dicono che sia stato trasferito in un bunker sotterraneo. Forse a Levizan, nel nord-est di Teheran. «Non è a Teheran», dice un funzionario iraniano alla Reuters, «ed è in un luogo sicuro». E con Ali Khamenei, nel rifugio, potrebbero esserci i membri della famiglia. Anche se non si sa dove possa trovarsi il suo preferito, il secondogenito Mojtaba, designato a prendere il suo posto.
C’è ansia nell’entourage dell’uomo che da 37 anni guida e reprime l’Iran. Che dopo la «guerra dei 12 giorni», di pochi mesi fa, si trova di nuovo di fronte a un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele, i cui obiettivi dichiarati sono stati enunciati da Trump in un video su Truth: «Il regime non potrà mai avere l’arma atomica, questa operazione è per difendere il popolo americano dalle minacce di Teheran, che ha tentato di ricostruire il suo programma atomico e stava sviluppando missili balistici a lungo raggio, in grado di raggiungere gli Stati Uniti. Colpiremo obiettivi del regime e militari, distruggeremo i loro missili, raderemo al




