
di Massimo Franco
Lo Stabilicum proposto dal centrodestra: dietro l’esigenza di stabilità il fantasma di un pareggio alle elezioni politiche e un testo che crea imbarazzi sulle preferenze
Si indovina una punta di confusione nelle motivazioni con le quali la maggioranza cerca di legittimare la riforma elettorale decisa tre giorni fa in un vertice notturno. Intanto, a ventiquattr’ore dalla sua presentazione già fa sapere che pensa a un emendamento per introdurre le preferenze: decisione presa anche perché la prospettiva di avere nel prossimo Parlamento solo «nominati» dai leader di partito contraddice quanto aveva sempre sostenuto Giorgia Meloni. Ma è singolare. Si presenta un testo. E subito dopo gli stessi promotori fanno sapere che lo modificheranno in Parlamento. Il secondo aspetto che lascia perplessi è la virulenza con la quale, per spiegare il premio di maggioranza in nome della stabilità, si demonizza l’attuale sistema.
Fabio Rampelli, di FdI e vicepresidente della Camera, sostiene che la nuova legge è senz’altro migliore di quella in vigore. «L’attuale», dice, «è perfetta per garantire un tragico e malaugurato ritorno di presunti governi tecnici: quelli che storicamente si augurano i gruppi di potere per fare i propri interessi a danno degli italiani». Eppure




