
di Giacomo Candoni
La camaleontica artista veneta: «In quegli anni preferivo Castrocaro, ma oggi quel palco spacca a livello internazionale e mi diverte. Ho il mio pronostico per il vincitore»
Animo punk, sguardo magnetico, personalità provocatoria e voce graffiante: Rettore è un’icona della musica italiana. Nonostante non sia in gara, in questi giorni è a Sanremo e risponde con l’energia che la contraddistingue tra una sistemata a trucco e parrucco e un’intervista radiofonica.
Che ricordo ha della sua prima volta sul palco del Festival?
«Era il 1974, cantavo “Capelli sciolti” ed eravamo ancora al Casinò. In realtà a me non interessava partecipare a Sanremo perché preferivo il Festival di Castrocaro. Inoltre, ero all’ultimo anno del liceo linguistico, stavo preparando la maturità e non sapevo se pensare alla musica o allo studio. Mi avevano messo in un albergo lontano dalla città e quindi non ho neanche vissuto l’atmosfera. La prima volta sul palco dell’Ariston è invece stata la prima volta che si usava il teatro, nel 1977: un ambiente completamente diverso, dagli arredamenti agli stili dei cantanti».
Che cosa direbbe oggi alla Rettore di allora?
«Ha fatto bene a studiare perché senza le ore passate sui libri non




