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Welo, il jingle di Sanremo piace ma l’artista salentino finisce nel mirino degli hater per il suo accento. «Io però ne sono fiero»

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di Federica Marangio

La canzone “Emigrato” scelta da Carlo Conti per la sigla del Festival, come l’anno scorso fu per “Tutta l’Italia” di Gabry Ponte. Ma sui social spuntano critiche per l’accento marcatamente leccese del giovane cantante

Sanremo a tutto … Welo. E in suo onore persino un dolce, il “Welo di
pasticciotto”. È lui tra i protagonisti assoluti della kermesse della
musica italiana 2026, un po’ come è stato lo scorso anno con “Tutta
l’Italia” di Gabry Ponte
. Eppure, non mancano le polemiche. 

Sul web lo attaccano per il suo accento marcatamente salentino e lo invitano a seguire corsi di dizione. Ma lui si difende con un sorriso e un «ne vado fiero». E l’orgoglio della sua terra traspare tutto nel jingle “Emigrato” che porta la questione meridionale al centro del dibattito sul futuro. «Devo emigrare, dicono devi andare fuori, sempre fuori». E il video è virale. 

Welo, all’anagrafe Manuel Mariano, leccese classe 1999 ha iniziato la sua avventura a Sanremo solo dopo aver consegnato un vassoio di pasticciotti al conduttore Carlo Conti che non ha concesso una foto, ma ha gradito il dono. E con la sua valigia carica di sogni e di speranze dal Sud alla città dei fiori, se ne infischia delle critiche

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