di Fausta Chiesa
Mentre il decreto legge Bollette procede l’iter parlamentare a tempi record, il governo apre il fronte a Bruxelles e cerca alleanze per rivedere la tassazione sulla Co2. Ma gli scienziati italiani temono un contraccolpo alla transizione
Mentre il dl Bollette approvato dal governo procede spedito il suo iter verso il vaglio del Parlamento, dove sarà discusso per 60 giorni prima di essere votato per la conversione in legge, attorno alla misura che discosterebbe dal 2027 il nostro Paese dal sistema di tassazione della Co2 per chi produce elettricità con il gas (perché è prevista l’eliminazione dell’Emissions Trading Scheme o Ets), il governo apre il fronte a Bruxelles per far accettare la misura, in Italia proseguono le critiche e arriva una lettera di 150 scienziati che temono un contraccolpo sulla transizione.
Il fronte in Europa
Partiamo dagli ultimi fatti. Il 26 febbraio sia la premier Giorgia Meloni sia il ministro Adolfo Urso sono tornati sulla misura. L’obiettivo è quello di costruire alleanze per portare anche la Ue a rivedere l’obbligo del principio «chi emette paga» che fissa un tetto massimo alle emissioni per settori industriali obbligando le aziende a comprare quote per ogni tonnellata di Co2 emessa.




