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Leali (Sì), Mannoia (No) e gli altri. La discesa in campo dei volti noti per lo sprint della campagna referendaria

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di Tommaso Labate

Da Sanremo ai social, sui due fronti fioccano endorsement «illustri»

Le ultime due volte in cui si sono confrontati nella stessa competizione, le edizioni 1987 e 1988 di Sanremo, lui era finito più in alto in classifica (anche se di poco) ma lei aveva vinto il premio della critica. Quasi quarant’anni dopo Fausto Leali e Fiorella Mannoia (l’ordine è rigorosamente alfabetico) due pezzi dei pezzi da novanta della musica italiana che hanno calcato il palco del Festival in entrambi i millenni, si ritrovano dalle parti opposte della barricata al referendum sulla giustizia. Lui schierato con il Sì alla riforma del governo Meloni perché, come ha detto a Paolo Giordano del Giornale, vuole «cambiare le cose che non vanno» (Il Secolo d’Italia, house organ del partito della presidente del Consiglio, gli ha tributato righe solenni: «Una risposta da standing ovation, quasi come quella che gli ha tributato mercoledì notte la platea dell’Ariston. La voce graffiante e inconfondibile di Leali non perde potenza e resiste al tempo»); lei schierata con il No fin dalla prima ora della costituzione dei comitati e attiva, attraverso i suoi canali social, nella diffusione delle posizioni che contestano nel merito la

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