
di Paolo Coccorese
Ad agosto e gennaio crescono i dati degli hotel. Ma le ricadute sui pochi quartieri. L’estate segna non solo il record del 57% di occupazione, ma anche un +8,3% delle tariffe
Per il turismo di Torino sembrano non esserci più le mezze stagioni. O meglio, quelle pagine del calendario dove il traguardo di essere una città del turismo si scontra con la scarsa affluenza negli hotel, i record negativi di biglietti mensili strappati e ben pochi visitatori in giro nelle vie dello shopping. È sempre stato così per il capoluogo piemontese che, differenziandosi dalle altre grandi città come Milano, Roma, Firenze o Venezia, ha concentrato i suoi incassi in autunno e in primavera. Ma l’obiettivo di destagionalizzazione sembra iniziare a dare i primi frutti.
La riscossa di agosto
Confrontando l’agosto del 2025 con quello dell’anno precedente si nota un aumento dell’16% del tasso di occupazione alberghiera. Resta però l’interrogativo: fanno gli affari d’oro in pochi? I quartieri del centro con i turisti e le aree dove si concentrano le venue degli eventi, come il Lingotto.
I numeri dell’Osservatorio alberghiero – su un campione di 48 hotel per circa 4.400 camere – raccontano che il mese tradizionalmente




