
di Massimo Franco
Le motivazioni della riforma in apparenza sono paradossali. Si dice che servirebbe a garantire la stabilità. Evidentemente la ragione è altra
Ha l’aria di una mossa preventiva. Una riforma elettorale da presentare prima del referendum sulla giustizia, per oscurarne il risultato qualora prevalessero i No. Oppure per dare maggiore spinta al governo dopo una vittoria dei Sì. Quello di ieri è comunque un blitz che somiglia a un esorcismo contro l’incertezza. E fa capire come l’esecutivo pensi già alla campagna per le Politiche: a costo di approvare da solo un sistema che, nelle sue intenzioni, renderebbe difficile qualunque rimonta delle opposizioni.
Non sarebbe la prima volta che una maggioranza si costruisce una blindatura elettorale. Né sarebbe la prima volta che il tentativo si trasforma in un boomerang.
L’idea del «premio» in seggi per la coalizione che raggiunge e supera il 40 aderisce alle percentuali assegnate alla destra: anche se rischia di allungare spesse ombre di incostituzionalità e fa infuriare le opposizioni. La stessa eliminazione dei collegi uninominali mira a disarmare le sinistre scottate dal voto del 2022, e decise a non dividersi di nuovo.
Le motivazioni della riforma in apparenza sono paradossali. Si



