di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Il tribunale ha riconosciuto legittimo il licenziamento di una dipendente in un’azienda che ha introdotto l’intelligenza artificiale per migliorare l’efficienza. Gli interrogativi sul futuro del lavoro
L’intelligenza artificiale forse ancora non «licenzia», ma di certo comincia a entrare — seppur indirettamente — nelle aule dei tribunali. È quanto emerge dalla sentenza n. 9135 del 19 novembre 2025 del Tribunale di Roma, che ha riconosciuto legittimo un licenziamento per «giustificato motivo oggettivo» maturato all’interno di una riorganizzazione aziendale in cui anche strumenti di Ai hanno contribuito a rendere superflua una posizione lavorativa. Si tratta, in questo senso, di uno dei primi casi nel panorama giurisprudenziale italiano in cui l’intelligenza artificiale compare esplicitamente nel contesto di una controversia sul lavoro.
La vicenda riguarda una graphic designer impiegata in una società di cybersecurity. L’azienda, alle prese con una fase di contrazione economica, aveva ridisegnato l’organizzazione interna accentrando alcune funzioni e ricorrendo a strumenti tecnologici per ottimizzare i flussi di lavoro. Il risultato è stato la soppressione del ruolo della dipendente, poi licenziata.
La decisione del Tribunale
Il Tribunale ha ritenuto fondate le ragioni datoriali, richiamando i principi tradizionali del diritto del lavoro: l’esistenza di




