di Francesco Bertolino
Il fondatore del gruppo di servizi finanziari avverte che l’utilizzo dei modelli di OpenAI, Anthropic & co sta creando i presupposti per sostituire società di consulenza, studi legali e ogni altro intermediario di sapere
Andrea Pignataro è stato appena incoronato da Forbes come l’uomo più ricco d’Italia. Nonostante un patrimonio stimato in 42,8 miliardi di dollari, però, il numero uno di Ion non è tranquillo. Il suo gruppo di servizi e dati finanziari Ion non è quotato in Borsa ma alcune sue obbligazioni sì e nelle ultime settimane hanno perso valore, colpite dal panico da intelligenza artificiale che a Wall Street ha tagliato di 2 mila miliardi la capitalizzazione degli sviluppatori di software. Tradizionalmente riservato e di pochissime parole, così, Pignataro ha pubblicato un intervento di nove pagine intitolato The Wrong Apocalypse (“L’Apocalisse sbagliata”), dove lancia un allarme sul rischio dell’utilizzo dei più diffusi strumenti di Ai rilasciati da Anthropic, OpenAI e gli altri big di settore. Le aziende «stanno nutrendo gli stessi sistemi che stanno imparando a renderle superflue», sostiene, avvertendo del rischio di «un effetto a cascata» in grado di travolgere l’intera economia. Come evitarlo? Per paradosso, secondo l’imprenditore, la speranza sta




