di Francesco Bertolino
I ricavi del gruppo salgono a 13,7 miliardi, trainati da cloud e altri servizi alle imprese. Il ceo Labriola lavora a un nuovo piano industriale con il primo socio Poste
Tim torna a remunerare gli azionisti e raggruppa le azioni nel rapporto di dieci a uno per aumentare il «peso» del titolo. Nell’approvare i risultati preliminari del 2025 — chiuso con 13,7 miliardi di ricavi (+2,7%) — il cda del gruppo ha proposto all’assemblea dei soci del 15 aprile l’approvazione di un buyback da 400 milioni, finanziato in gran parte dalla vendita per 700 milioni della rete sottomarina Sparkle al ministero dell’Economia. La compagnia ha poi confermato l’intenzione di distribuire agli azionisti il 70% della cassa ordinaria generata nel 2026, aprendo così a un possibile ritorno al dividendo nel 2027.
I conti di Tim
L’andamento industriale di Tim è, del resto, incoraggiante. Nel solo quarto trimestre la società ha registrato un flusso di cassa di 700 milioni che ha portato il debito sotto quota 6,9 miliardi. Nell’intero anno, poi, il margine operativo, al netto dei canoni di leasing, è cresciuto del 6,5% a 3,7 miliardi, mentre la divisione per i servizi alle imprese, Tim Enterprise,




